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Alessandro Perrucci è il nuovo Segretario del Partito Democratico di Oria

Dott. Alessandro Perrucci

Nota di Alessandro Perrucci: «… ho sottolineato la mia candidatura alle scorse amministrative, da indipendente nella lista di SEL, percorso che poi non ho più scelto di proseguire… per una mia precisa visione della politica che cozza con le strategie politiche attuate, legittimamente, dal SEL di Oria. Credo, infatti, errata l'idea di una politica che respira solo quando sente odore di elezioni, dal momento che i cittadini, soprattutto quelli più deboli, abbiano bisogno di aiuto 365 giorni all'anno.»

Alessandro Perrucci è il nuovo Segretario del Partito Democratico di Oria

Con la presente diffondo l'esito del congresso del PD svoltosi in data 30 ottobre 2011 alle ore 10:00, presso la sala Gassman. All'unanimità è stata votata la mia relazione (che vi allego per eventuali spunti). Erano presenti il senatore Tomaselli, il segretario provinciale Corrado Tarantino e tutti gli iscritti. 

Ci tengo a scrivere una nota che non è presente nella relazione che allego. In apertura del mio intervento ho subito chiarito i motivi principali che mi hanno indotto ad accettare la candidatura offertami. Inoltre, ho sottolineato la mia candidatura alle scorse amministrative, da indipendente nella lista di SEL, percorso che poi non ho più scelto di proseguire non perché io non condivida il modello vendoliano ma per una mia precisa visione della politica che cozza con le strategie politiche attuate, legittimamente, dal SEL di Oria. Credo, infatti, errata l'idea di una politica che respira solo quando sente odore di elezioni, dal momento che i cittadini, soprattutto quelli più deboli, abbiano bisogno di aiuto 365 giorni all'anno. 


RELAZIONE PERRUCCI

Il XX secolo sì è concluso con l’attacco della mafia allo Stato che ha determinato l’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con gli effetti dei due referendum su temi elettorali (l’abrogazione delle preferenze plurime nel 1991 e del sistema proporzionale per l’elezione del Senato nel 1993), con le politiche economiche imposte dal patto di Maastricht (da ricordare la famosa finanziaria dei 100000 miliardi di lire del ’92) per sanare l’enorme debito pubblico accumulato,e, sostanzialmente, con la crisi del sistema repubblicano fondato negli anni dell’immediato dopoguerra. Il XXI secolo si è aperto con una serie di inchieste giudiziarie che ha registrato l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle amministrazioni pubbliche della pura Lombardia, con il referendum relativo all’abrogazione del porcellum oltre a quelli già vinti relativi all’acqua pubblica, al nucleare e al legittimo impedimento, e con le politiche economiche imposte dalle lettere della BCE che hanno fatto dell’Italia un paese “commissariato”. 

Con questa breve introduzione intendo rimarcare come, ancora oggi, anno 2011, lo stato delle cose è talmente grave da richiedere un senso di responsabilità e un rinnovamento radicale del modo di pensare, ingredienti necessari per una nuova stagione di speranza. È vero, siamo il paese di Giambattista Vico, il quale diceva che “historia se repetit” (la storia si ripete); siamo il paese di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, secondo cui “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”; siamo il paese di Carlo Levi, il quale inquadra il problema meridionale non solo come il teatro di una straordinaria civiltà contadina ma anche come condizione arcaica di una società chiusa alle innovazioni e al progresso. Tuttavia, siamo anche il paese che non può permettersi il lusso di arrendersi all’idea di una storia che continua a fagocitare i sogni e i progetti di un’intera generazione; siamo anche il paese che non può arrendersi all’idea di un cambiamento formale ed effimero incapace poi di accogliere le sfide di una nuova era; siamo anche il paese (soprattutto noi meridionali) che non può permettersi il lusso di accettare, supinamente, l’idea di un sud stritolato dall’ideologia leghista. 

Quanto all’articolazione della struttura del partito, da neofita non posso che limitarmi a seguire alcune indicazioni base che, in tempi più maturi, potranno essere modificati rispettando sia le decisioni del direttivo che quelle degli iscritti: questo per evitare discussioni sterili che ci condurrebbero verso una dialettica lontana anni luce dai problemi reali della gente. 


1. Credo, infatti, che la linea programmatica del partito, non debba nascere dalla discussione su massimi sistemi ma che, al contrario, deve essere concepita dall’ “auscultazione”, termine che mi permetto di mutuare dal registro medico, per trasmettere l’idea di un ascolto non superficiale ma profondo dei problemi interni del corpo sociale. Il vecchio partito novecentesco che pretendeva (e forse ci riusciva) di guidare il cittadino dalla culla alla tomba è stato sepolto dalle macerie sotto cui è caduta la Prima repubblica; pertanto, oggi, il partito moderno deve essere più umile e meno presuntuoso, più vicino ai reali problemi della gente (in particolare delle fasce sociali più deboli) e più lontano da discussioni asfittiche e prive di senso. A tal fine, dal momento che la “tuttologia” (la presunzione di saper fare tutto) ha già fatto i suoi danni (a tutti i livelli, anche nel nostro piccolo paese), ritengo opportuno consultare, prima di ogni decisione, un’equipe di esperti  provenienti dal mondo scientifico e universitario sui temi che nasceranno dal confronto politico. 

2. Le cariche di Partito devono essere decise dagli iscritti. E lo strumento delle primarie, strumento che consente di smascherare anacronistici giochi politici, rappresenterà il codice in cui un intero popolo potrà identificarsi come soggetto attivo e non più passivo di un processo che lo riguarda fin nella sua intima quotidianità. La regolamentazione di questo prezioso strumento deve rispettare i criteri dello statuto vigente.

3. Il Circolo, dimensione dove si consumano dibattiti politici, deve essere aperto non solo in occasioni “liturgico-commemorative” ma anche durante alcuni giorni della settimana in cui ci si confronterà sui temi più importanti. Inoltre, riterrei utile pianificare una serie di incontri-dibattiti su alcuni temi di pregnante attualità, locali o nazionali, al fine di coinvolgere quante più persone possibili e, soprattutto, per riaccendere un entusiasmo che per tanto, troppo tempo, ha tenuto lontano dalla politica i cittadini. Entusiasmo che mi auguro di poter inoculare nel tessuto della politica attraverso la costituzione di un gruppo giovani (“I giovani democratici”)che si occupi attivamente di alcune questioni del paese. Per ultimo, mi piacerebbe “abusare” dei nostri parlamentari: possiamo noi, giovani e meno giovani, attraverso i nostri rappresentanti istituzionali, presentare dei disegni di legge da discutere poi in parlamento? Idea ambiziosa forse ma credo anche legittima.


Ciò che resta del discorso relativo all’organigramma del partito e del suo funzionamento sarà oggetto di discussione con tutti gli iscritti; questo per evitare rischiose scivolate burocratiche che, coerentemente con quanto detto al punto 1, poco interessano ai cittadini in difficoltà. 

Insomma, questo congresso si apre certamente con un orizzonte gravido di problemi da risolvere ma anche con una serie di risposte che noi abbiamo l’obbligo di fornire con chiarezza e decisione. Da rappresentante di una generazione che si appresta a misurarsi con una quotidianità difficile e piuttosto dura, sento il dovere di accogliere l’invito a intraprendere un percorso finalizzato a rendere quanto più chiaro possibile l’orizzonte a cui ho fatto cenno poche righe prima. Particolarmente entusiasmante è la scelta di rinnovare i vertici del partito con risorse giovani e nuove, ma mi sia consentito precisare che il giovanilismo vuoto e imposto per terapia non è redditizio per nessuno, né per i giovani né tanto meno per il progetto che si intende realizzare. Pertanto, dovessi essere eletto insieme a un direttivo anagraficamente giovane, il ruolo dei più anziani sarà determinante non solo per una buona programmazione contenutistica delle scelte politiche ma anche per la crescita degli stessi giovani che si impegnano: dunque, il mix giusto è la forza biologica e ideativa dei ragazzi da integrare con l’inscindibile esperienza e competenza degli adulti, una ricchezza reciproca per il bene comune. Cerchiamo dunque di capovolgere il pessimismo del romanzo I vecchi e i giovani di Pirandello, il quale, tra i tanti temi, descrive il problema eterno del rapporto tra le generazioni, tra i padri e i figli, tra i vecchi e i giovani che si avvicendano sulla scena del mondo senza comprendersi. 

Oria ha bisogno di vivere una nuova fase politica dopo che dieci anni di centrodestra hanno inferto al paese colpi durissimi dal punto di vista sociale e dal punto di vista culturale. È dunque giunto il momento, dopo aver vinto le ultime competizioni elettorali amministrative, di ripagare la fiducia che ci è stata concessa dai cittadini oritani con la vittoria più importante: cominciare ad alzare l’asticella dei nostri obiettivi, mirare a realizzare progetti capaci di porre un argine alle problematiche del territorio e ai drammi delle famiglie più bisognose. Per fare questo, dobbiamo superare le invidie personali e le vuote difese degli interessi di bottega a vantaggio del bene pubblico: è giunta l’ora di superare la logica del piccolo particulare di guicciardiniana memoria, per cui ognuno pensa ai propri interessi, e impegnarsi invece nella costruzione di un grande disegno di città, disegno che ha bisogno di speciali competenze e di menti raffinate.

Ringrazio tutti coloro che hanno individuato in me la figura potenzialmente capace di rappresentare il partito e ringrazio coloro che vorranno sostenermi in questo difficile viaggio: consapevole che, parafrasando il titolo di un romanzo di Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo, io voglio farlo insieme a voi. Buon lavoro a tutti.  


Oria li 30 ottobre 2011 

Dott. Alessandro PERRUCCI

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