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Artisti di Oria – Antonella Calò

Antonella Calò nasce ad Oria dove vive e opera. Sin da piccola rivela un grande amore per l’arte, ma non può da subito manifestare il suo talento per motivi di diversa natura. Inizia nel 1994 con decorazioni eseguite a mano libera, su disegni nati dalla sua fantasia e creatività. Nel 1995 è attratta dall’immagine sacra, ossia dalle icone¹. A orientarla verso questo percorso è il Sac. Don Ferdinando Mancino. Negli anni successivi frequenta a Trento, sotto la guida dell’iconografo Fabio Nones, tre corsi, uno dei quali di affresco. Nel 2002 segue a Venezia un corso di Arte e Iconografia Cristiana, insieme all’Associazione “Il Baglio” di Palermo. Nella Città lagunare espone una sua opera, “La Madonna della Consolazione”, riscuotendo i consensi della critica. Per affinare la sua tecnica artistica, frequenta altri e due corsi con il Maestro greco Kostantinos Xenopoulos, che ha studiato nell’Accademia Ecclesiastica del Monte Athos ed è tuttora docente presso la facoltà di teologia nell’Università degli Studi di Salonicco.

Dalle opere di Antonella Calò traspare non solo un profondo sentimento religioso ed una viva sensibilità d’animo, ma anche una raffinata tecnica cromatica che tende ad esprimere il mondo trascendente. La luce nelle icone della Calò riveste anch’essa un significato simbolico: perde il suo carattere puramente fisico, per apparire come riflesso della luce increata di Dio, che de essere assimilato per essere trasmessa agli altri.


¹Significato dell’iconografia

Il termine Iconografia deriva dal greco “eikon” immagine e “graphia” scrittura. Le sue regole, cioè i canoni iconografici, sono state definite dalla Chiesa, attraverso una progressiva maturazione, le cui tappe sono state fissate nei diversi Concili Ecumenici.

    L’icona è teologia dell’immagine, perché rende presente con i colori ciò che la Sacra Scrittura annuncia con le parole; manifesta il rapporto concreto che esiste tra Rivelazione Divina e vita dell’uomo. L’uomo, pertanto, avvicinandosi all’icona, è attratto non solo dalla bellezza, che rappresenta la perfezione della divinità, suo tramite essa è spinto a contemplare il vero volto di Dio e… “dopo Dio, vede Dio in ogni uomo”.

Cenni storici

Si racconta che il primo iconografo sia stato S. Luca evangelista, che rappresentò Maria col Bambino in braccio. È molto travagliata la nascita dell’icona, che esprime soprattutto uno “spirito nuovo” dopo la morte di Gesù.  

    Per il Giudaismo l’immagine era proibita, sulla base delle parole dell’Antico Testamento: “ Non avrai altri Dei nel mio cospetto. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra” (Es 20, 3-4).  

    Nei primi secoli del Cristianesimo poiché era ancora viva l’arte pagana delle immagini, si poteva temere un ritorno alla idolatria. Si spiegano così le continue resistenze al culto dell’icona.  

     Il concilio di Elvira (Spagna, 300-303) vieta la pittura di immagini sacre nelle chiese. La vera lotta inizia nell’VIII sec. con l’imperatore Leone III. Le icone venivano portate via e distrutte e gli iconografi uccisi.  

    Nel 787 Irene, fervente cristiana e moglie di Leone IV, dopo la morte del marito fece convocare a Nicea il II Conicilio Ecumenico in cui, per mezzo dei testi tratti dalla Sacra Scrittura e dai Padri, venne dimostrata la legittimità del culto delle immagini, che vengono considerate oggetto di venerazione e non di adorazione.  

    Nel IX Sec, tuttavia, riprende la persecuzione iconoclasta e l’ortodossia fu salvaguardata da una donna, l’imperatrice Teodora. Fu lei a far eleggere nell’843 il monaco Metodio Patriarca di Costantinopoli, difensore dell’immagine. L’imperatrice organizzo una imponente processione, presieduta dal Patriarca e condotta da lei medesima per celebrare la festa dell’ortodossia.  

    Da quel momento l’iconografia ne uscirà purificata e ricondotta nei canoni della fede.

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