Proviamo ad entrare: visita virtuale ai carcerati

Dal periodico “Sant’Annibale”, “Visita virtuale ai carcerati ” di P. Magistro: non c’è un’azione giusta che non sia anche atto di misericordia e di perdono.

Visita-virtuale-Carcerati

Proposta di un’attenta lettura.
Carcerati Santo AnnibaleDal n. 2 Aprile/Giugno 2016 del periodico trimestrale di informazione AdifSant’Annibale“.
Per gentile concessione dell’autore, P. Vito Magistro.
L’articolo è una fonte di stimoli alla riflessione sulla situazione dei carcerati e l’insegnamento della Chiesa.

«Ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,36).
Queste sono le parole del giudizio finale.
Queste parole con le quali il Signore s’identifica con i detenuti,
esprimono il senso delle opere di misericordia corporale. Dovunque
c’è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto.
COME STARE VICINO AL CARCERATO
Ogni cristiano deve impegnarsi ad essere vicino ai carcerati, con la preghiera innanzitutto; poi cercando il dialogo, ove mai fosse possibile
una cosa del genere, compatibilmente con le misure di sicurezza che oggi regolano gli ingressi nelle carceri; ascoltando le esigenze del mondo carcerario, laddove non sempre le condizione di detenzione rispondono ai diritti della persona, pensiamo al sovraffollamento degli istituti di pena, all’allontanamento dalle famiglie, alle misure cautelari adottate prima del giudizio e poi rivelatisi non proprio necessarie. La Chiesa ha sempre annoverato la visita ai carcerati tra le opere di misericordia corporale. Ma quest’opera, per essere completa ed efficace, richiede capacità di accoglienza del detenuto, «facendogli spazio nel nostro tempo – dicono i nostri vescovi – nella nostra casa, nelle nostre amicizie, nelle leggi, nelle città».
FIGLI DI DIO
È possibile promuovere iniziative politiche finalizzate a migliorare le condizioni dei detenuti, prevedere percorsi rieducativi, agevolare il loro reinserimento in società. L’impegno politico richiede una vocazione specifica e non tutti ci sentiamo di “scendere in campo”. Resta tuttavia una gamma di iniziative con le quali forse possiamo adempiere al compito della “visita ai carcerati” prescindendo da uno specifico impegno di carattere politico e amministrativo. Possiamo ad esempio adottare un atteggiamento di accoglienza verso i detenuti, superando il pregiudizio istintivo che ci induce a considerare i carcerati come criminali e dannati, da allontanare in tutti i modi dal consorzio civile. Non scordiamoci che Dio ama tutti di un amore infinito e ci considera sempre figli suoi, ancorché peccatori. Non dimentichiamo poi che il Figlio di Dio ha fatto l’esperienza del carcere, è stato sottoposto a un giudizio davanti a un tribunale e ha subito la più feroce condanna alla pena capitale.
L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA
Possiamo “visitare” i carcerati sostenendo i movimenti (associazioni di volontariato, la dottrina sociale della Chiesa) che chiedono l’adozione di sistemi giudiziari e carcerari indipendenti, che siano in grado di ristabilire la giustizia e di rieducare i colpevoli. Possiamo “batterci” contro i casi di errori della giustizia, le numerose occasioni di non applicazione della legge, la violazione dei diritti umani e le incarcerazioni che non sfociano, se non tardivamente o mai, in un processo. Non dimentichiamo poi che in ogni iniziativa sociale il cristiano ha come punto di riferimento la Chiesa stessa. Essa, forte dell’ispirazione evangelica e soprattutto dell’assistenza dello Spirito Santo, esercita una missione profetica persino di fronte a coloro che sono colpiti dalla criminalità e si fa carico con sollecitudine materna del loro bisogno di riconciliazione, di giustizia e di pace. Per la Chiesa – e quindi per ogni discepolo di Gesù – i carcerati sono persone umane che, nonostante il loro crimine, meritano di essere trattati con rispetto e dignità.
GIUSTIZIA UMANA E DIVINA
Sappiamo bene che la giustizia umana e quella divina sono molto diverse, non coincidono su questa terra. Gli uomini non sono in grado di applicare la giustizia divina, tuttavia possiamo desiderare e adoperarci affinché nell’amministrazione della giustizia, i nostri governanti e le persone che con incarichi e funzioni specifici operano all’interno del mondo carcerario, almeno guardino ad essa, cerchino di cogliere lo spirito profondo che deve animare la stessa giustizia soprattutto per evitare – come purtroppo non di rado accade – che il detenuto divenga un escluso.
GIUSTIZIA E MISERICORDIA
Nell’Anno Santo della Misericordia possiamo ricordare che giustizia e misericordia, giustizia e carità, cardini della dottrina sociale della Chiesa, sono due realtà differenti soltanto per noi uomini, che distinguiamo attentamente un atto giusto da un atto d’amore. Per noi è giusto “ciò che è all’altro dovuto”, mentre misericordioso è ciò che è donato per bontà. Una cosa sembra escludere l’altra, ma per Dio non è così: in Lui giustizia e carità coincidono: non c’è un’azione giusta che non sia anche atto di misericordia e di perdono e, nello stesso tempo, non c’è un’azione misericordiosa che non sia perfettamente giusta. Quando pensiamo ai detenuti spesso liquidiamo il problema considerando che in definitiva meritano la pena che stanno scontando e pretendiamo che debbano scontarla per intero. Siamo cristiani poco disposti alla misericordia.
CAPISALDI DELLA DETENZIONE
La Chiesa e i principi evangelici, ci inducono a rivedere la mentalità giustizialista. Il sistema di detenzione ruota intorno a due capisaldi: da un lato tutelare la società da eventuali minacce, dall’altro reintegrare chi ha sbagliato. Il rispetto di queste esigenze non deve impedire di porre la persona al centro dell’azione sociale e giuridica: occorre rispettare sempre la dignità del detenuto e cercare di recuperarlo alla vita sociale. Questi principi sono protesi a non creare un «abisso» tra la realtà carceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede appunto come elemento fondamentale la funzione rieducativa della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone.
IL SOVRAFFOLLAMENTO
Questa “visita” ai carcerati non deve lasciarci indifferenti rispetto ad altri problemi divenuti cronici per le patrie galere. L’affollamento e il degrado rendono ancora più amara la detenzione. Dobbiamo pretendere che le istituzioni promuovano un’attenta analisi della situazione carceraria, verifichino le strutture, adeguino i mezzi e il personale, in modo che i detenuti non scontino una “doppia pena”. La nostra “visita” ai carcerati dovrà promuovere uno sviluppo del sistema carcerario che, nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche a pene non detentive o a modalità diverse di detenzione.

di Vito Magistro

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