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I Galiano si incontrano e si raccontano al settimo raduno

I Galiano si incontrano in contrada Maggiannulo: una famiglia che si riconosce nel proprio vissuto con iniziative apprezzabili che danno un senso al passato.

Galiano raduno

I GALIANO AL 7° RADUNO
Il 17 agosto molti nuclei della famiglia Galiano – un ceppo originario di Oria – tornano a festeggiare un evento biennale che si rinnova dal 2005 senza soluzione di continuità. Si tratta del 7° raduno che la famiglia celebra con un’accoppiata vincente che la contraddistingue: “I Galiano si incontrano e si raccontano”. L’evento, come ricordano gli ideatori, Enzo Galiano di Mesagne e Angelo Galiano di Oria – entrambi docenti in pensione – nacque da un funerale, che di per sé è un evento luttuoso. Il desiderio era quello di incontrarsi semmai in un giorno di festa e parlarsi, raccontarsi, come avveniva frequentemente fino agli anni ’60, quando si villeggiava nelle campagne oritane. Allora i nuclei erano molti e con prole numerosa. Stando in contrade adiacenti hanno registrato un’assidua frequentazione, sperimentando così un processo identitario significativo, i cui effetti continuano ancora oggi, nonostante le mutate condizioni di vita.
Il prof. Enzo Galiano precisa che “questo raduno si terrà, come di consueto, in un campagna idonea per la logistica che i famigliari hanno sempre offerto a rotazione. Lì ciascuno si sente a proprio agio, senza formalismi. E quest’anno avverrà nella campagna che ci ospitò la prima volta, nel 2005, in quella dei cugini Angelo Galiano e Adelaide Rampino, in contrada Maggiannulo”.
Prof. Enzo ci vuole dire come si articola l’incontro?
Ormai seguiamo un cliché ben consolidato che tiene tutti soddisfatti. Ecco le fasi più salienti: l’accoglienza di famiglie che provengono non solo da diversi paesi del brindisino, ma anche da città del Nord in cui molti emigrarono per motivi di lavoro; la s. messa officiata dal sacerdote; momenti di dialogo e comunicazione; visionare una mostra espositiva di oggetti o foto a tema sulla famiglia; assaporare in un buffè i vari sapori di collaudate ricette delle varie famiglie; il momento della festa con la musica e il ballo; proiezione di cortometraggi, premiazione per le nascite e i matrimoni col premio “Crescete e moltiplicatevi”.
Questa volta, prof. Angelo, cosa contraddistingue il raduno?
Stiamo curando un settore che nelle passate edizioni ha destato grande curiosità, una mostra a tema a cui fa sempre seguito un “quaderno della memoria”, un lavoro monografico sia in formato cartaceo che elettronico. Si tratta esattamente di una mostra fotografica su due momenti del cammino di Fede: la prima comunione e le nozze. I partecipanti vedranno foto di ragazze e ragazzi dal 1934 vestiti di bianco, con borsetta, guanti, giglio, gagliardetto con il calice e l’ostia, ma anche foto di spose e sposi dei decenni passati. Queste foto, recuperate dai nostri cassetti, possono darci qualche chiave di lettura del nostro passato, ad esempio: confrontare stili sartoriali degli abiti, analizzare oggetti e accessori simbolo, conoscere le diverse modalità nel festeggiare tali eventi…
Per ciò che riguarda le nascite e i matrimoni, ahimè, registriamo il trend nazionale: questa volta nell’arco di due anni non vi sono state né nascite, né matrimoni, anzi diversi decessi. E proprio dalla morte di una nostra zia, quasi centenaria, che da giovane aveva avuto il ruolo di assistente dell’Azione Cattolica, ci è venuta l’idea della mostra. Ricostruendo vissuti ed esperienze daremo un senso al passato dei nostri parenti”.
Una famiglia che si riconosce nel proprio vissuto con iniziative apprezzabili: quanti lo farebbero o lo fanno?

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