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Al Concerto Avis, Giuseppe Vitale con la Ferita e il Sangue in Movimento

Oria, 24 agosto. La Ferita e il Sangue in Movimento: performance dell’ attore Giuseppe Vitale per il concerto Avis di Erica Mou, Con la Musica nel sangue. 

Giusepe Vitale ferita sangue 2018

Giuseppe Vitale: la Ferita e il Sangue in Movimento

Prima sitcom per l’attore oritano Giuseppe Vitale, in onda a settembre, che si propone come autore di un libro, che sarà pubblicato in autunno, in cui recupera le sue esperienze fra teatro e cinema in chiave formativa. A breve sua performance pubblica il 24 agosto in Piazza Cattedrale a Oria per il concerto di Erica Mou organizzato dall’Avis.

Che cosa fa della vita quell’esperienza di liberazione e di gratitudine che dà il senso al tutto? Da tre decenni l’attore oritano Giuseppe Vitale cerca risposte a domande come questa su più fronti. A proposito di uno di questi lo vedremo aprire il concerto di Erica Mou in Piazza Cattedrale a Oria organizzato dall’Avis cittadina per sensibilizzare i partecipanti alla raccolta di sangue che avverrà due giorni dopo: il 26 agosto. Gli è stata affidata la lettura del tradizionale testo per il quale ogni anno gli organizzatori dell’Avis ingaggiano un attore. Si concretizza, in questo modo, un loro desiderio. Più di qualche anno fa, infatti, l’attore era stato invitato in questa veste ma aveva dovuto declinare a causa dei suoi impegni artistici. Questa volta ha voluto esserci per testimoniare la sua vicinanza all’associazione che lo ha chiamato in causa. Centrale per lui è l’emozione che, da etimo, significa proprio “sangue in movimento“. L’obiettivo della sua performance è quello di mettere in movimento i cuori e le menti del pubblico e per far questo farà leva sulla sua esperienza dal 2003 in poi come attore ma soprattutto sulla comunanza dei cuori, sul fatto che essi possono battere all’unisono quando c’è qualcosa che li unisce. Questo qualcosa per Giuseppe Vitale è la “ferita“, memore della Lectura Dantis che Carmelo Bene tenne in occasione del primo anniversario della strage di Bologna. In quella occasione il grande attore di teatro si autodefinì «ferito a morte dall’orrenda strage». Parole, queste, che risuonano come monito per i cieli delle città italiane e arrivano fino a Genova.

Nella biografia del Vitale la ferita è rappresentata dalla duplice perdita di familiari tutti in età prematura a partire dal suo giovanissimo fratello che morì nel 1997 all’età di 20 anni: fatto che sconvolse la vita familiare e che determinò a distanza di anni anche la perdita della madre sessantaquattrenne. Di fronte a ciò ha maturato la coscienza della ferita che, suo malgrado, risulta essere una componente di notevole importanza in molti artisti o persone che hanno compiuto grandi imprese e che hanno avuto situazioni simili. Tale coscienza si è affinata anche grazie alla partecipazione a lavori teatrali come attore e come assistente alla regia con il regista Enzo Toma, che ha lavorato sia per il teatro Kismet di Bari sia per i Koreja di Lecce e che è considerato il massimo esperto di teatro e disabilità. Grazie a lui si è accostato al mistero di certi lavori shakespeariani sia perché legati direttamente al bardo inglese sia di sua ispirazione come il Moby Dick con la drammaturgia di Francesco Niccolini. Giuseppe Vitale si sente un po’come il conte di Montecristo nella caverna del tesoro nell’isola omonima e come Aladino, protagonista di una fiaba all’inizio della quale egli non solo ha perso un genitore ma durante la quale si ritrova a vivere un’esperienza di abbandono all’interno dell’antro dove era stato mandato a cercare la lampada. Infatti è solo per il suo grande desiderio di libertà che Aladino alla fine esce dalla sua prigione mortale. Allo stesso modo per merito del suo interesse per la scena ma anche per il problem solving Vitale ha individuato, sulla scorta di recenti studi, nella mente o almeno nella parte subconscia di essa quel genio della lampada in grado di realizzare materialmente i propri desideri. Ha messo, infatti, insieme l’arte della scena e il problem solving dando vita al Problem Telling, l’arte di risolvere i problemi raccontandoli: una creatura quest’ultima che va ben oltre lo storytelling. Essa è in grado di far partorire delle storie che tutti, almeno in potenza, vogliono condividere a partire da quell’ostacolo che sembra sbarrare il cammino, sia nella vita professionale sia in quella privata. Ha iniziato a creare dei corsi e dei workshop su questa materia e sta per pubblicare un libro che è già stato recensito, ancor prima di venire alla luce, da Giacomo Bruno, il papà degli ebook in Italia, che ne ha elogiato il neologismo in un suo libro. Vitale è riuscito quindi a valorizzare la sua attività di blogger, di produzione di post consultabili all’interno del suo blog all’indirizzo www.giuseppevitale.it. In esso ha dato voce a tutta una serie di esperienze avute sul set, sui palchi dove di volta in volta si è esibito, nelle aule di formazione in cui è stato e per le aziende per le quali ha lavorato.

Dal 2004 in poi,  anno del suo debutto nel film L’Amore ritorna di Sergio Rubini, Giuseppe Vitale, oltre che dal punto di vista teatrale avuto la possibilità di fare ulteriori esperienze cinematografiche. Si è dedicato molto anche all’improvvisazione teatrale e si è avvicinato quindi alla comicità e al cabaret. Più di recente si è misurato nella sua prima sitcom dal titolo Lo Stregone cassintegrato che lo vede condividere la regia assieme a Giuseppe Neglia Pepe, che l’ha anche sceneggiata. Sarà in onda su un’emittente regionale di spicco a partire da dall’autunno, dopo aver fatto tappa in alcuni cinema del territorio.

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