Il futuro che non c'è

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Il futuro che non c'è

Mondo Voc – Rivista di informazione a orientamento – Febbraio 2010 – Roma – Carpe diem Oria

Il bel paese non c’è più. A differenza del passato, oggi sembra che il futuro genera apprensione soprattutto nei giovani italiani. Crisi, disoccupazione, licenziamenti, precarietà, ma anche sprechi, rincorsa al superfluo, e tanta violenza quotidiana, costituiscono un quadro sociale che sembra non dare scampo all’ottimismo e ad una qualsiasi prospettiva di vita. La parola d’ordine è diventata precariato che insieme ad un senso di instabilità porta mancanza di certezze per il futuro.

In questo tempo di crisi, i giovani, quelli che si aspettavano un futuro dorato, nonostante una o più lauree, la conoscenza di più lingue e diversi anni di esperienze professionali, si scontrano con difficoltà sempre maggiori in un panorama lavorativo sempre frustrante, con la netta coscienza di vivere in un paese che non vuole puntare su di loro, che non investe sui giovani, che non lascia spazi, una società caratterizzata da indeterminatezza e fragilità di progetti di vita.

Forse la maggioranza dei giovani guarda al domani con rassegnazione. Ma ci sono anche tanti giovani che hanno imparato a non aspettare che qualcuno li aiuti, ma a farcela da soli, disposti a rinunciare a tante cose per investire in un progetto in cui si crede. Cambiare ancora si può, nonostante tutto.

Firmano tra gli altri le pagine di questo numero: Stella F., Stefania Careddu, Benedetta Agata, Aldo Maria Valli, Carlo Climati, Catena Fiorello, Luca Cilento, Amedeo Cencini, Vito Magno, Paolo Fucili, Gianni Epifani, Marinella Perroni.

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