Le nuove servitù delle corti e la collocazione delle farmacie

 

Vi fu un tempo in cui gli uomini esercitavano il proprio potere e predominio su altri simili tramite le proprie capacità fisiche. Seguì un periodo in cui al potere “fisico” si sostituì quello al valore militare o di “discendenza”. E oggi? Oggi assistiamo ad un vertiginoso declino di tutti i valori cavallereschi e aristocratici, e il “più forte”, colui che ha più potere e tiene sotto scacco le sorti di un’intera comunità non è quasi mai devoto a quei principi e ideali che hanno caratterizzato la storia dell’umanità fino ad oggi, ma al contrario spesso ha bisogno di compromessi, sotterfugi e operazioni meschine per mantenere il proprio status, che evidentemente non può giustificare né con un’investitura divina né con capacità militari. Non si può neppure asserire che le classi dirigenti dei Paesi occidentali di oggi siano composte da uomini giovani e prestanti fisicamente. Basterà guardarsi intorno per scoprire che il profilo medio di un “uomo di potere” di oggi non corrisponda al binomio: giovane e atletico. Eppure oggi, nell’epoca delle “Monarchie Finanziarie”, il potere politico, economico e mediatico è spesso relegato nelle mani di poche persone con evidente carenza di forza fisica, discutibili capacità intellettuali e culturali e precaria moralità. E se state pensando che a questi fanno eccezione i cosiddetti “tecnici”, rammento che anche questi sono servi di qualcuno, il loro potere infatti lungi dall’essere cresciuto nella stretta morsa dei consensi, è giustificato dalle capacità, talvolta solo presunte, professionali, e questi hanno solo l’onere di svolgere un lavoro al servizio di altri. In questo grande Impero dei “Paesi Sviluppati”, titolo con il quale noi occidentali arbitrariamente abbiamo deciso di definirci incalzando il nostro sviluppo tecnologico e le nostre presunte forme di governo democratiche (parola che deriva dal greco e per chi lo avesse dimenticato significa “potere del popolo”), esistono principati, corti e feudi e anche nelle vecchie terre amate da Federico II possiamo ritrovare forme di governo vitali e rigogliose che farebbero persino invidia alla famosa famiglia ferrarese degli Este. Francavilla Fontana è per esempio una ridente cittadina (ridente perché non ci resta che ridere), governata da una nuova “corte” democratica, eletta democraticamente dal popolo, dove democraticamente si portano avanti gli interessi del popolo. Dopo aver assistito alla seduta del Consiglio Comunale del 19 Aprile 2012 ho potuto apprezzare le vicende umane, le sfumature palesi e latenti di una comunità in declino, e ringrazio tutti i Signori della suddetta corte per avermi dato l’opportunità di approfondire il genero umano da un punto di vista sociale e antropologico. Oggetto della seduta era l’approvazione di una determina di giunta che individuava l’area di insediamento di due nuove farmacie nel territorio comunale, esattamente una nella zona di via Oria e l’altra nei pressi della caserma dei carabinieri, lasciando il quartiere San Lorenzo (che comprende la zona 167) escluso da questo provvedimento. Qualcuno ha creduto si trattasse semplicemente di una scelta topografica, ma l’individuazione di un quartiere dove collocare le due farmacie è soprattutto una scelta politica e cela dinamiche e codici misteriosi che avrebbero fatto rabbrividire perfino i Templari. Alcuni consiglieri di opposizione hanno rilevato come questa scelta contrasti palesemente con le politiche di riqualificazione di cui il quartiere San Lorenzo è stato sinora interessato, almeno negli intenti. Cercando di strumentalizzare questo episodio e provando a demolire tutto ciò che di buono finora comunque è stato effettivamente fatto, con il disperato tentativo di acquisire consensi, poiché erano ivi presenti molte persone del Comitato del Quartiere San Lorenzo. Questa evidente contraddizione di provvedimenti può essere interpretata o con una mancanza di concertazione di intenti tra i componenti dell’Amministrazione, dove i più nascondono la propria negligenza dietro il buon operato di pochi, o che vi sia concertazione ma solo ed esclusivamente entro i termini stabiliti da interessi meno nobili che sono scevri sicuramente dal lavoro finora svolto nel quartiere San Lorenzo. In un caso  o nell’altro bisogna registrare la sconfitta di una classe dirigente negligente, che continua a  tutelare l’interesse di pochi a scapito di molti altri. Dopo aver ascoltato attentamente i criteri con i quali sono state selezionate le aree, devo supporre che gli amministratori pensano di rivolgersi o a degli ingenui o a degli stupidi. Le vicende umane più interessanti da evidenziare sono quelle degli abitanti del quartiere San Lorenzo, persone che hanno lavorato un’intera vita per acquistare una casa, persone che hanno sempre pagato le tasse e che da decenni vivono ai margini di un quartiere tenuto escluso dalle politiche di sviluppo della città, come mia madre e mio padre, che da decenni devono compiere qualche kilometro, per fare la spesa, per pagare le bollette, per acquistare i farmaci; posso tollerare tutto questo e auguro a loro e a tutte le persone anziane che abitano questo quartiere di avere sempre le capacità per poterlo fare, ma non posso tollerare che queste persone vengano sbeffeggiate e trattate come merce di scambio da “conquistare” durante le campagne elettorali. Sentir proferire la parola “equità” da taluni di voi è un oltraggio al pudore e alla moralità. Lungi dall’avere un intento polemico, questo articolo vuole essere un appello che vi consegni la mia speranza che le vostre decisioni future vertano in direzione del benessere della comunità, e non per tutelare l’interesse di pochi. Ve lo chiedo da “giovane  cittadino”, da ragazzo impegnato da sempre nell’attività politica di questa città. Se così non fosse non mi resterà altro che la pena che in questo momento nutro per voi, la delusione, l’indignazione e lo sconforto, per essere governato da persone che non ho il timore di considerare per quello che purtroppo si sono dimostrate: misere. Nell’interesse dei cittadini e per la vostra onorabilità, smentitemi. Auguro a tutti voi un buon lavoro.

Giuseppe Leone

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