L'esperienza della paura: riflessioni psicobiologiche, psicopatologiche e filosofiche. Prof. Mario Guazzelli

29° Evento di informazione scientifico-culturale del progetto Convento a Porte Aperte

Ci la sorti ti spramenta, la paura ti ccimenta. Venerdì 6 Agosto 2010, MESAGNE (BR), dalle ore 20.00 alle 22.30 – Convento dei Cappuccini – ISBEM. Prof. Mario Guazzelli Presidente della Fondazione IRIS, Ordinario di Psicologia Clinica dell'Università di Pisa.

L'evento sarà arricchito sia dalle riflessioni filosofiche della Dott.ssa Fiorella BATTAGLIA, studiosa brindisina, che svolge ricerca interdisciplinare in un famoso istituto di Berlino
sia da una rappresentazione di PIZZICA, coordinata dal regista Antonio CORTESE direttore dell'Associazione Culturale e Teatrale LI SATIRI di Mesagne

“La collaborazione fra ricercatori di formazione medico-biologica e filosofica sta portando grandiosi risultati sulla conoscenza del rapporto mente-corpo…”

“Il medico della mente abbraccia l’intera complessità dell’umano e non restringe il suo agire a rigide prospettive disciplinari, come pure succede in gran parte del mondo scientifico, dove quasi sempre i ricercatori si concentrano su obiettivi specifici (che invero favoriscono le mirabili scoperte che tanto affascinano per la promessa/prospettiva di migliorare la condizione umana…)”

“In campo clinico, ciò ha conseguenze rilevanti perché consente di elaborare terapie sulla base delle conoscenze neurobiologiche. Ad esempio, l’azione delle psicoterapie che porta alla guarigione o al miglioramento del paziente avverrebbe secondo un percorso top-down (cioè dall'Alto verso il Basso), mentre l’azione dei farmaci guarisce o migliora il paziente secondo un percorso bottom-up (cioè dal Basso verso l'Alto)…”

“Ogni trattamento mantiene la sua specificità, anche se terapie somatiche e psicoterapie hanno molti punti in comune al livello del metabolismo del cervello che oggi può essere studiato con le tecniche di esplorazione funzionale in vivo. Da questo punto di vista gli effetti sono analoghi e qualitativamente sovrapponibili…”

“Secondo questo paradigma, entrambi i trattamenti agiscono con un rimodellamento plastico del cervello.”

Alessandro DISTANTE – Direttore Scientifico dell’ISBEM, istituto multi-istituzionale ed inter-disciplinare che promuove varie iniziative a favore del PIANETA SALUTE nel Mezzogiorno con la Ricerca e la Formazione – darà il saluto di BENVENUTO agli ILLUSTRI OSPITI.

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Alcune note utili per seguire al meglio la conferenza del Prof. M. GUAZZELLI e le riflessioni filosofiche della Dottoressa Fiorella BATTAGLIA
La collaborazione fra ricercatori di formazione medico-biologica e filosofica sta portando grandi risultati sulla conoscenza del rapporto mente-corpo. Infatti, senza il contributo dei saperi umani e delle scienze empiriche, della filosofia e della biologia molecolare, della psichiatria e della psicologia, delle scienze cognitive e dell’ingegneria moderna è molto difficile mettere assieme un’immagine coerente dell’umano. E' in atto un chiarimento concettuale dei fenomeni ed un tentativo di sistematizzazione: proprio dallo sviluppo delle conoscenze in campo biologico è cresciuto il bisogno di elaborare una teoria della natura umana, da cui emerga la comprensione che l’uomo ha di sé inteso come corpo, come individuo e come essere sociale. Questa teoria, altresì, dovrebbe esser capace di mediare da un lato con i diversi ambiti della ricerca scientifica e tecnologica e dall’altro con la dimensione culturale della società umana.

Lo sguardo del medico della mente deve abbracciare l’intera complessità dell’umano, cioè non deve restringersi a rigide prospettive disciplinari, come pure succede in gran parte della scienza, con conseguente concentrazione di ricercatori su obiettivi specifici, che invero favoriscono le mirabili scoperte che tanto affascinano per la promessa/prospettiva di migliorare la condizione umana. Quando il ricercatore ed il clinico – psicologo o psichiatra che sia – si immergono nello studio dei disturbi dell’umore, ad esempio, spesso allentano i contatti con le emozioni quotidiane e la paura finisce così per coincidere con le condizioni abnormi dell’angoscia, della fobia o del panico. Essi tendono cioè a non tenere conto del significato della paura nell’esistenza umana, che insieme alla meraviglia e alla speranza sono a fondamento stesso – come insegnano il sapere filosofico e religioso – del pensiero occidentale e del legame con la trascendenza. Non minore è il ruolo della paura nel determinare le forme di convivenza tra gli uomini o come strumento al servizio della specie che le assegnano l’etologia e l’antropologia. Lo psicologo clinico e lo psichiatra non possono, quindi, trascurare queste differenti prospettive sia per una chiarificazione concettuale del fenomeno sia anche per perseguire il programma di integrazione delle conoscenze scientifiche sul cervello con il sapere della psicopatologia e della psicologia.
Le attuali neuroscienze – identificando nel cervello la possibile convergenza del versante biologico con quello psichico – forniscono sempre più elementi per il programma di “dare corpo alla mente” e superare il dualismo cartesiano.

In campo clinico questo programma ha conseguenze rilevanti perché consente di elaborare trattamenti sulla base delle conoscenze neurobiologiche. Ogni trattamento mantiene la sua specificità, anche se terapie somatiche e psicoterapie hanno molti punti in comune al livello del metabolismo del cervello, oggi studiabile con le tecniche moderne di esplorazione funzionale in vivo. Da tale punto di vista, gli effetti sono analoghi e qualitativamente sovrapponibili: tuttavia, come evidenzato dal clinico tedesco Thomas FUCHS, sensibile alla filosofia fenomenologica e alla psicobiologia, le differenze neurometaboliche sono di “percorso”. L’azione delle psicoterapie che porta alla guarigione o al miglioramento del paziente avverrebbe secondo un percorso top-down (cioè dall'Alto verso il Basso); l’azione dei farmaci porta alla guarigione o al miglioramento del paziente con un percorso bottom-up (cioè dal Basso verso l'Alto).

Secondo questo paradigma, entrambi i trattamenti agiscono con un rimodellamento plastico del cervello: quello delle psicoterapie inizia nelle strutture della corteccia, a cui si deve l’attribuzione di significato e di valore della nostra vita mentale che successivamente modifica il funzionamento delle strutture sottocorticali, filogeneticamente più antiche, cui consegue la rimodulazione della qualità e della intensità delle emozioni che si riverbera sul loro significato e valore. Invece l’azione dei trattamenti somatici segue il percorso opposto, parte cioè inizialmente dalle strutture sottocorticali, che a loro volta rimodulano l’attività di quelle della corteccia secondo lo schema definito appunto bottom-up. 

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