Mazza a Capone: nessun proposito polemico in Turismo via di speranza

Turismo… via di speranza…, Mazza: l’impegno organizzativo del Torneo assunse una tale dimensione da far scomparire l’opera del singolo, dei pochi o dei tanti…

Precisazioni Mazza Turismo Capone

Turismo via di speranza

ALCUNE PRECISAZIONI

Premessa.

Sconcertante”, “sconfortante”, mancanza di “onestà intellettuale”, “macroscopiche omissioni”, “colpo basso”, “appropriazione indebita”, “sopruso” ed altre espressioni ironiche ed offensive sono sparse in uno scritto, in cui Gino Capone racconta la sua versione sulle origini del “Corteo storico di Federico II – Torneo dei Rioni” di Oria, in polemica – egli dice – con lo scrivente, responsabile dell’opuscolo “Turismo… via di speranza…”.

Le sue espressioni mi sorprendono, ma non mi toccano e, pertanto, le rinvio al mittente unitamente allo spirito polemico che le anima.

L’opuscolo “Turismo… via di speranza…” nasce dal desiderio di provocare una riflessione su una manifestazione che, nei suoi cinquant’anni di vita, tanto ha inciso sullo sviluppo socio-culturale della nostra Comunità, anche se, col passare del tempo, sembra essersi un po’ discostata dall’impostazione originaria e oggi rischia di contribuire a deludere la fiduciosa speranza alimentata, per diversi anni, in tanti giovani.

Io sono fermamente convinto che la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del “Corteo storico di Federico II – Torneo dei Rioni” rappresenti ancora una buona occasione non solo per una verifica degli sviluppi della manifestazione, ma pure per una riflessione sull’intera politica del turismo in Oria, allo scopo di offrire ai responsabili eventuali suggerimenti correttivi e incentivare la partecipazione consapevole dei cittadini.

Credo che una semplice lettura sia sufficiente per rilevare lo spirito costruttivo e l’obiettivo di fondo dell’opuscolo incriminato, in un momento in cui alcuni riferimenti di grande valore culturale e di forte attrazione turistica sono venuti meno.

In “Turismo… via di speranza…” non vi è alcun proposito polemico, né l’intenzione di attribuire o negare ad alcuno la paternità del “Corteo storico di Federico II – Torneo dei Rioni”, o di altra manifestazione. In esso si afferma chiaramente che la partecipazione all’impegno organizzativo del Corteo-Torneo assunse una tale dimensione da far scomparire l’opera del singolo, dei pochi o dei tanti, facendo emergere un ampio sforzo collettivo, per cui la manifestazione nacque e si sviluppò come frutto di un lavoro collegiale, patrimonio della Città e del Territorio, che ogni cittadino avrebbe potuto sentire ed amare come proprio.

Io conoscevo la versione di Gino Capone sulle origini del Corteo-Torneo, per averla ascoltata da lui e dal padre in tempi ormai lontani. Ma l’ho ignorata di proposito, al fine di evitare di richiamare elementi di contrasto, in un momento in cui abbiamo necessità di riunire intorno alla manifestazione, e alle diverse iniziative turistiche della nostra Città, il massimo del consenso e della condivisione. La “nota” polemica di Capone, però, mi costringe a fare alcune precisazioni.

La “Giostra  Medievale in Oria Fumosa”.

Capone scrive che “nei primi mesi del ’65 un giovane oritano poco più che ventenne,1 già in procinto di trasferirsi a Roma… , su suggerimento, per non dire su forte pressione del padre, tesserato con la tessera n° 1 della Pro Loco per volontà del suo fondatore dott. Domenico D’Addario, presentò alla suddetta Associazione un suo progetto, complesso ma ben articolato e dettagliato” intitolato “Giostra  Medievale in Oria Fumosa”, incentrato su Tommaso d’Oria.

Il Consiglio della Pro Loco2 “intuì subito – continua Capone – la grandiosità e le potenzialità del progetto presentato dal giovane autore e cominciò a valutarne la fattibilità insieme a lui, che… entrò nel vivo della preparazione presentando i bozzetti per i costumi dei figuranti…, un plastico per la piazza principale… e, perfino, il bozzetto del manifesto. Le ultime resistenze di buona parte

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1          Capone parla di se stesso.

2          Capone precisa che allora il Consiglio della Pro Loco “era presieduto dal giudice Palazzo e costituito dalla intellighentia oritana”.

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