MemOria settembre 2013 – Voce del Vescovo: Chiamati a viaggiare

Viaggiare. È l’esperienza che ogni uomo desidera fare, a volte è costretto a fare. Ma a ben considerare, è proprio della natura umana viaggiare, anzi proprio della natura in generale.

Memoria chiamati viaggiare

Chiamati a viaggiare
Viaggiare. È l’esperienza che ogni uomo desidera fare, a volte è costretto a fare. Ma a ben considerare, è proprio della natura umana viaggiare,
anzi proprio della natura in generale. La stessa esistenza in vita è un viaggio, sia per l’uomo che per ogni altro essere vivente. Ha ragione Sant’Agostino quando dice:
“Non progredi, regredi est”: Il progredire nella vita è viaggiare. L’essere statici è un regredire, è un non vivere. Ma perché si viaggia? Si viaggia per lavoro, si viaggia per preservare la salute, si viaggia per svago. Si viaggia perché si è inviati o perché si è chiamati. Si viaggia per tornare a casa o per andare in un posto nuovo, per fare nuove esperienze. Ogni viaggio ha questa costante: permette l’incontro! Si incontrano posti nuovi, nuove situazioni, nuove esperienze, soprattutto si incontrano persone, si stabiliscono relazioni che sono necessarie per il viaggio della vita.
La nostra Diocesi, se pure in forma di rappresentanza, ha viaggiato verso una Terra, la Terra scelta dal Signore Gesù per incarnarsi e passare in mezzo a noi (cfr Atti 10, 38), per porre la Sua tenda nella nostra umanità. Siamo stati “chiamati” da quella Terra, e la nostra possiamo
ben considerarla una “risposta”! E siamo stati chiamati, come Diocesi, oltre che come singole persone, per vivere un’esperienza di Chiesa in cammino, per fare un incontro, quello con il Signore della vita che ci chiama all’amicizia.
Così abbiamo vissuto il Pellegrinaggio diocesano in Terra Santa. Circa 130 persone dalle Parrocchie della nostra Diocesi. oltre ad una ventina di persone da Galatina, mia città di origine, per un totale di circa 150 “cercatori di Dio” nella Sua Terra. E abbiamo sperimentato l’incontro con Lui! Ascoltare, meditare e pregare la Parola di Dio nei luoghi in cui è risuonata per la prima volta, ci ha fatto vivere l’esperienza del “faccia a faccia” con il Signore che ci interpellava personalmente e come Chiesa di Oria a dare ragione della speranza che è in noi (cfr 1Pt 3, 15). A Nazareth abbiamo sentito risuonare l’ “Eccomi!” di Maria, la sua totale disponibilità al misterioso e, al tempo stesso, entusiasmante progetto di Dio che la coinvolgeva come Madre del Suo Figlio e come Madre dell’umanità redenta, la nostra. Così abbiamo sentito il bisogno di riguardare nella nostra vita la disponibilità che diamo al progetto di Dio che ci coinvolge personalmente e ci chiede disponibilità assoluta. Forse abbiamo percepito che il nostro “si” deve essere più coraggioso, meno incerto, basato non sulle nostre capacità ma sulla misericordia di Dio. Insomma, un “si” per la vita. Sul Monte delle Beatitudini abbiamo percepito che Dio, nostro Padre, ci chiamava con quel nome nuovo che Gesù aveva indicato, il nome di “beato”! È proprio così: le otto beatitudini che Gesù ha annunciato non sono solo una meta da raggiungere con il nostro personale impegno, ma una condizione nella quale già ci troviamo se sappiamo accogliere dalle mani di Dio il susseguirsi delle nostre vocazioni. Così siamo poveri, afflitti, miti, desiderosi di giustizia, puri, perseguitati, operatori di pace, misericordiosi: accogliendo questi nostri stati di vita siamo beati, qui e per l’eternità. Abbiamo sostato in preghiera sul lago di Tiberiade. Ci ha molto impressionato sentire le parole di Gesù a Pietro e l’atto di fiducia di questi al Signore: “Prendi il largo e gettate le reti… Sulla tua Parola getterò le reti… e avendolo fatto presero una enorme quantità di pesci” (cfr Lc 5). Com’è bello fidarsi del Signore sempre, com’è bello non avere alcuna certezza che nella Parola di Gesù. Perché solo questa è la Parola eterna che non verrà mai meno: “… Le mie parole non passeranno… ” (cfr Mt 24, 35). Abbiamo pernottato a Betlemme, a 50 metri dal luogo in cui la Parola eterna del Padre si è fatta vedere al mondo. Betlemme: il luogo dell’umiltà di Dio, dove il Creatore dell’universo non ha trovato posto. Questo ci ha interrogati profondamente su come viviamo le virtù umane e cristiane: l’umiltà e l’accoglienza! Un’esperienza particolarmente toccante l’abbiamo vissuta nei tre ultimi posti in cui Gesù ha portato a termine la Sua missione di redenzione: nel Cenacolo abbiamo gustato quelle parole che nella vita del cristiano devono risuonare costantemente: “Prendete e mangiate … Prendete e bevete… “. L’Eucarestia è il dono della vita del Signore posta nelle nostre mani, una vita donata e spezzata per noi. È il dono che ci fa intimi con Dio, che ci dice la Sua passione per noi, che ci offre un esempio a cui fare riferimento per imparare a donare e a donarsi. Nell’orto degli Ulivi ci è stato insegnato che la paura fa parte della vita dell’uomo, di ogni vita e non è una sconfitta se ci porta ad affidarci totalmente a Dio. Sempre di più e sempre meglio dobbiamo imparare a dire, e non solo con le labbra, “Padre mio… sia fatta la tua volontà… ” (Mt 26, 42). Nella Basilica del Golgota e del Santo Sepolcro abbiamo toccato il vertice del nostro pellegrinaggio. Sostare in preghiera nel luogo in cui Gesù ha versato il Suo Sangue per noi ci ha fatto nuovamente immergere in quel Sangue che ci ha purificati e redenti. Le promesse battesimali, che avevamo rinnovato al Giordano, lì acquistavano una luce nuova, lì ci dicevano la grandezza del nostro battesimo che ci ha unito a Cristo morto e risorto. Lì abbiamo sperimentato l’abbraccio misericordioso del Padre tramite le braccia del Figlio, un abbraccio che mai finisce, che sempre ci è offerto, un abbraccio che ci consola e ci sprona. È stato spontaneo dire con tutto il nostro cuore: “Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà”. Ed è stato spontaneo anche chiedere perdono non solo per se stessi, ma anche per ogni nostro fratello e per ogni uomo del mondo. La celebrazione eucaristica nel Santo Sepolcro ci ha riportato all’esperienza del mattino di Pasqua: è come se avessimo visto Maria di Magdala che incontra Gesù, Giovanni che corre con Pietro e giunge per primo “… e vide e credette” (Gv 20, 8). Abbiamo sperimentalo il parto della vita nuova, quella che ci è data in eredità e che nessuno potrà mai toglierci. Personalmente ho sperimentato in modo forte l’essere successore degli Apostoli e poter gridare con il cuore colmo di gioia: “Non è qui, è risorto!”. Rientrando in Diocesi abbiamo tutti sentito forte l’impulso a stimolare la nostra Chiesa perché sia sempre una Chiesa di strada, una Chiesa in cammino, una Chiesa non accomodata ma efficacemente proiettata nel mondo perché “quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 3-4).

MemOria Luglio, Agosto e Settembre 2013

N.B.:
I testi e le immagini, contenuti in questo articolo, sono di proprietà della Diocesi di Oria e la pubblicazione avviene nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela del diritto d’autore, in particolare con la previa autorizzazione di S. E. Rev.ma Mons. Vincenzo Pisanello, e citando esplicitamente la fonte e/o l’autore dei contenuti pubblicati.

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