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Oria – Raffaele Oggiano: la vita profonda del volto – Relazione di Fabio Ancora

Oria – Ralph Oggiano: Portraits of Light

Laboratoria Press – Raffaele Oggiano: la vita profonda del volto

Le Foto della Mostra pubblicate su Facebook

Premessa

Scrivere la biografia di un uomo significa ripercorrere il cammino che egli ha tracciato nella vita, seguire le tracce che le sue azioni e le sue idee hanno lasciato sul tessuto spesso imperscrutabile del tempo. Si tratta di un atto eminente della memoria. Più nascoste appaiono le tracce, tanto più la storia (intesa come storia dei vincitori, di coloro che la storia la fanno) si è evidentemente preoccupata di occultarne le irriducibili singolarità, di scartare tutto ciò che non rientra nei suoi piani prestabiliti.

Ciò che risulta chiaro a chi scrive è che Ralph Oggiano non è stato un grande maestro della fotografia, se con questo epiteto intendiamo uno che ne ha rivoluzionato la tecnica o sondato le peculiari potenzialità soprattutto concettuali.

La fotografia nasce come logica conseguenza della rivoluzione impressionista in pittura, essa deve all’impressionismo la scoperta del “puro occhio”, dell’approccio meramente teoretico-concettuale-oggettivo nei confronti di una realtà che non vuole più essere violentata da mani umane, ma che chiede semplicemente di imprimersi sulla retina dell’occhio, di essere accolta in tutta la sua altrimenti inoggettivabile verità. Di tutto questo nell’opera di Ralph Oggiano non v’è traccia. In prima battuta egli potrebbe essere definito come un nostalgico della manualità pittorica, di quell’operazione eminentemente poietica  e non teoretica, che seppur alle spalle di un mirino fotografico (uno strumento, non dimentichiamolo mai, totalmente nuovo negli anni a cavallo tra XIX e XX secolo) riconosce i suoi indissolubili legami con la tradizione pittorica occidentale pre-impressionista (seppur con le dovute eccezioni nella storia dell’arte, che poi sono quelle che sanciscono l’incomprensibilità del genio, di chi in fondo dalla tradizione si era già discostato in tempi non sospetti). Si potrebbe persino esagerare e, ispirandosi a un noto saggio di Derrida, considerarlo – come la maggior parte degli artisti rappresentativi che precedono la svolta dell’impressionismo – un cieco, o meglio come uno che ha sulle punta delle dita  i propri occhi; una contraddizione questa che appare tale solo ai nostri occhi di moderni, abituati a considerare l’arte rappresentativa come scaturigine di un unico organo umano: l’occhio. Ma se riusciamo a contestualizzare Ralph Oggiano in quella tradizione pittorico-poietica poco fa accennata, tra l’altro consapevolmente teorizzata sin dagli esordi della stessa fotografia nel movimento del Pittorialismo – ossia nell’esigenza di conferire alla neonata tecnica fotografica, troppo superficialmente accusata di scarsa potenzialità artistica, quella dignità che essa poteva solo mutuare dalla pittura appropriandosi dei suoi mezzi – questa contraddizione ci apparirà meno stridente, e la storia stessa – e di conseguenza l’approccio con cui qui ci si propone di scrivere una biografia – si mostrerà da una prospettiva totalmente altra: una prospettiva che ci consentirà di riesumare le tracce di chi  alla fine non ha vinto, di chi è stato sconfitto dai quei movimenti d’avanguardia spesso troppo facilmente esaltati, che si propongono di superare, di rivoluzionare il proprio tempo per incidere con violenza il proprio sigillo sulla carne della storia.

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