Oria – Shabbataj Ben Abbraham Donnolo – Giuseppe D’Amico

Shabbataj

Io, Shabbataj (1) figlio di Abramo, detto Donnolo il Medico, fui strappato via dalla città di Oria, dalla mia terra natale, dalle mani degli uomini di guerra israeliti, il secondo giorno della settimana, all’ora quarta, tempo del pianeta Marte, il nove del mese di Tamuz dell’anno 4685 dalla creazione del mondo, anno undicesimo del duecentoquarantasettesimo ciclo. Furono uccisi dieci maestri dotti e giusti, la cui memoria sia in benedizione: il grande e pio rabbi Hasadiah ben Hananel, di veneranda memoria, mio congiunto da parte di mio nonno, rabbi Yoel, che riposi nell’Eden, rabbi Ammon, mio maestro, rabbi Uriel il “Giusto”, rabbi Hiyyah, rabbi Zadoq, rabbi Hod, rabbi Yermiahu, rabbi Nuriel ed altri più anziani della comunità, guide della loro generazione, discepoli e maestri, il cui ricordo sia in benedizione e tutti abbiano a prendere parte nel mondo a venire, Amen!”

Così Shabbataj ricorda la sua cattura, quando aveva dodici anni, e l’uccisione di alcuni insigni maestri dell’Accademia ebraica oritana, ad opera dei Saraceni guidati da “Abu Gia’far Ahmad ibn ‘Ubayd”.
Shabbataj deve essere nato, infatti, nel 913, sapendo che l’anno 4685 della creazione del mondo corrisponde al 925 dell’era cristiana. Tali notizie, del resto, sono confermate anche da Ahima’az ben Paltiel (2) che colloca, tuttavia, la data del saccheggio di Oria non al 925 ma al 918. Così, infatti, il famoso scrittore della “Cronica familiare” accenna al terribile avvenimento: “Dimorarono (gli Ebrei) in Oria in prosperità per diciassette giubilei (3). Quando venne il re degli Israeliti e li allontanò da quella regione…”. Gli altri storici, tuttavia, concordano nel ritenere il 925 come l’anno del violento saccheggio di Oria, sia che facciano parte dell’area cristiana che di quella araba e musulmana, come il Cronista Romualdo Salernitano, l’autore della Cronica Cassinese e il grande cronista arabo contemporaneo Adhari (4). Quest’ultimo, infatti, con più ricchezza di notizie, così ricorda il terribile avvenimento: “Abu Gia’far, figlio di ‘Ubayd il ciambellano, osteggiò i Rum in Sicilia ed espugnò molti luoghi e tra gli altri la città di Wari (Oria), nella quale uccise seimila combattenti e ne trasse fuori diecimila prigionieri. Vi prese anche un patrizio che riscattò se stesso e la città con cinquemila miqtal.” Interessante è, pure, la notizia che tramanda quanto fosse stato grande il bottino di beni preziosi tolti da Abu Gia’far alle disgraziate vittime oritane e ammassati in una stanza del palazzo palermitano del Madhi, Ubhaid Allah. “Or uno dei suoi cortigiani- scrive Ibn Adhari – raccontava di essere entrato nella sala dove il Madhi stava a guardare quel bottino da una grande abbondanza di gioie, drappi preziosi e monete e gli disse:
“O padrone, io non ho visto mai una magnificenza come questa qui!” “è una parte della preda fatta ad Oria rispose il Madhi-“
“Oh sì che è un fedele servitore chi riporta tanti tesori- disse il cortigiano volendo lodare il ciambellano Abu Gia’far”
“Per dio!- gli gridò il Madhi- Del cammello non mi ha portato che gli orecchi.”
Shabbataj, dunque, dovette nascere in Oria nel 913 da Eleazar, discendente di una famiglia ebrea molto facoltosa e colta, nota in tutta l’Italia meridionale, oltre che in Egitto e nel mondo bizantino, per aver dato lustro all’Accademia ebraica oritana, famosa officina di cultura in quel mondo coperto quasi del tutto dalle tenebre e dalle violenze dei Barbari, intenta a tramandare e ad approfondire gli studi scientifici astronomici, cabalistici ma soprattutto quelli biblico-teologici e medico farmacologici.
A quattordici anni, Shabbataj iniziò gli studi nell’Accademia dei suoi padri, quindi, divenuto adulto, si diede a girare per città e regioni vicine e lontane, dovunque chiamato da principi ed autorità religiose a causa della sua profonda conoscenza medica e farmacologia.
Fu a causa di questa notorietà, come racconta l’autore della Vita di San Nilo (5), che Shabbataj fu chiamato a Rossano Calabro per curare il Protogiudice Euprassio, lì gravemente ammalato.
La sua opera di medico, tuttavia, non si esaurì solo nella pratica, correndo di qua e di lì a sanare gli ammalati che si rivolgevano alle sue cure, ma si allargò nella coltivazione dell’insegnamento, specialmente quando risiedette a Salerno, presso l’Accademia di Medicina, dove scrisse importanti opere mediche e farmacologiche tra cui il “Sefer ha Hakar” (6).
Uomo di vasta cultura, scrisse, pure, l’Ummazaloth’ o Libro delle Costellazioni, il Commento alla Baraita e il Commento al Libro della Creazione, da tutti gli esperti ritenuto come il più importante capolavoro della sua attività letteraria.
Instancabile operatore di cultura, verso la fine degli anni settanta, dovette passare definitivamente dall’Italia in Oriente e ciò, forse, a causa della totale devastazione della città natale e della conseguente fuga della sua gente. I Saraceni, infatti, nel 977, stando al cronista Lupo Protospata “bruciarono Oria e portarono via, schiavi, in Sicilia tutti gli abitanti” La morte lo colse tra il 983 e 986 in Crimea.
Nonostante tanti secoli passati, la memoria storica di Shabbataj ben Donnolo è rimasta sempre intatta sia presso gli Ebrei di Israele che presso gli abitanti di Oria.
La capitale del giovane stato d’Israele, infatti, non ha saputo fare meglio che dedicargli un Ospedale e un’importante arteria cittadina. Oria, la sua città natale, gli ha, invece, dedicato una Piazza, quella che frequentò da bambino e da giovane e che con tante altre viuzze e stradette formano il tessuto urbano del Rione giudaico ma che oggi si slarga al di fuori delle mura medievali che da lì a qualche decennio dopo l’immane distruzione del 977 sarebbero state innalzate dai Catalani bizantini.
1) Shabbataj ben Abraham:
Introduzione al Sefer Hachmoni. Cfr.
C. Colafemmina in “Libro delle discendenze”, pag. 160. Italgrafica Oria per conto della “Messaggi” di Cassano delle Murge, Bari, 2001.
2) Ahima’az ben Paltiel: Sefer Yuhasin: Elogio di Rabbi Paltiel e di suo figlio Shamuel, vv. 18-19. Cfr.C. Colafemmina in O.c., pag. 196.
3) C. Colafemmina: O.c., pag.197. L’autore ricorda che il giubileo è un periodo di cinquant’anni per cui, essendo gli Ebrei venuti in Oria nel 68 dopo Cristo (anno della distruzione di Gerusalemme ad opera degli imperatori Tito e Vespasiano), si ha: 68+ (17x 50) =918.
4) lbn Adhari: Al-Bayan al Mugrib fi akbar al-Magrib in RAS, pp. 140-55.
5) D?Amico Giuseppe: La Comunità Ebraica Oritana e i suo Rione, Italgrafica Edizioni, Oria, l994.
6) D?Amico Giuseppe: Gli Uomini, il Tempo, la Storia, p. 13. Palazzo Martini, Agosto 2000. Italgrafica ediz., Oria 2000.
7) Lupo Protospata: Cronica ad annum 977. Ediz. G. H. Pertz, Hannoverae, 1844.
Prof. Giuseppe D’Amico
2005-03-23 16:16:00
[Google]

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