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Per accostarsi alla Santità di Barsanofio, Patrono della Città di Oria

Per accostarsi alla Santità di Barsanofio: vi propongo la lettura di quest’antologia di brani estratti dall’Epistolario e curata da Mons. Marcello Semeraro.

San Barsanofio Semeraro

San Barsanofio

Per accostarsi alla “Santità” di Barsanofio, “Barsanufio”, Oria.online vi propone la lettura di questa antologia di brani ricavati dall’Epistolario e curata da S. E. Mons. Marcello Semeraro. Pubblicata da Italgrafica Edizioni srl nel mese di agosto del 2003. 

Con il permesso del rev.do parroco della Basilica Cattedrale Don Angelo Altavilla.
Buona lettura!
Dr. Fedelfranco Russo.

“Rumina le mie lettere e sarai salvato, perché in esse, se comprendi, tu hai l’Antico e il Nuovo Testamento e meditando su di esse non hai bisogno di altro libro” (Lettera 49).

PRESENTAZIONE
Di san Barsanofio (come lo chiamiamo qui in Oria, oppure Barsanufio, come è più corretto pronunciare e sempre si trova nelle edizioni degli scritti e negli studi scientifici che lo riguardano), io conoscevo ben poco sino al luglio 1998. Chiamato al ministero episcopale in questa Chiesa oritana ho iniziato a familiarizzare con lui, leggendo e meditando sempre più spesso i suoi scritti e cercando di assimilare giorno dopo giorno il suo insegnamento. È nata così questa agile pubblicazione, che ha come corpo centrale un’antologia – neppure molto abbondante, ma di sicuro utile come primo accostamento – di brani ricavati dall’Epistolario. Una raccolta, questa, che in buona edizione e in lingua italiana è già disponibile sin dal 1991, ma che ora è possibile accostare integralmente tramite la monumentale edizione inserita nella prestigiosa serie di Sources Chrétiennes.
A proposito di quest’edizione, nel maggio dello scorso anno ebbi la gioia d’ospitare in Oria sebbene per pochissimo tempo, la sig.ra Paula de Angelis-Noah che per essa ha curato, insieme con il benedettino François Neyt, l’introduzione, il testo critico e le note, essendone traduttore dal greco il p. Lucien Regnault, monaco di Solesmes. Una prima idea per la presente raccolta venne appunto da quell’incontro e dall’avere, successivamente, avuto a disposizione i tre volumi in cinque torni della Corrispondence di Barsanufio e Giovanni di Gaza. Si aggiunse poi il desiderio di mettere a disposizione dei fedeli alcuni brani significativi, tali da aiutarli e incoraggiarli nella Conoscenza del nostro Santo.
Considerando la vita e gli insegnamenti dei santi, insegna il Concilio Vaticano II, oltre a sentirci incoraggiati a “cercare la città futura” noi apprendiamo “una via sicurissima” per giungere alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, sapendo che “in loro è Dio stesso che ci parla e ci offre un segno del suo regno” (Lumen Gentium, 50). Nessuno stupore, dunque, se in una Lettera al suo discepolo Giovanni di Beerscheba si trova, dettata da Barsanufio, questa frase: “Rumina le mie lettere e sarai salvato, perché in esse, se comprendi, tu hai l’Antico e il Nuovo Testamento e meditando su di esse non hai bisogno di altro libro” (Lettera 49). Più di recente, poi, il Direttorio su pietà popolare e liturgia pubblicato nel 2002 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti avverte, riguardo alla festa del Santo, che essa “richiede altresì una corretta presentazione della figura del Santo. Secondo un sano indirizzo della nostra epoca, tale presentazione si soffermerà non tanto sugli elementi leggendari che talora avvolgono la vita del Santo né sul suo potere taumaturgico, quanto sul valore della sua personalità cristiana, sulla grandezza della sua santità e l’efficacia della testimonianza evangelica, sul carisma personale con cui arricchì la vita della Chiesa” (n. 231).
Ecco brevemente richiamate le ragioni di questa antologia. La numerazione delle Lettere e il loro testo tradotto seguono la già ricordata edizione di Sources Chrétiennes. I brani antologici, cui ho voluto premettere un breve titolo indicativo, sono proposti secondo la successione dei brani nell’intero epistolario con una essenziale nota esplicativa. Ho preferito inserire nel testo le citazioni e i riferimenti biblici. Per quanto possano arrecare un lieve disturbo alla lettura corrente, aiutano a rilevare immediatamente la radicale dipendenza dell’insegnamento spirituale di san Barsanufio dalla Parola di Dio. Ho voluto, infine, distinguere i brani un po’ più ampi da altri testi più brevi, da una composizione al modo delle “beatitudini” e da alcune formule di benedizione. C’è, infine, con formule di preghiera a san Barsanufio, la riproposta di antichi formulari liturgici in uso nella Chiesa di Oria. È bene che essi non siano dimenticati e che, anzi, siano ripresi nella preghiera che i fedeli rivolgono al loro santo Patrono.
Oria, 25 luglio 2003, festa dell’apostolo Giacomo
V anniversario della mia elezione all’episcopato nella Chiesa di Oria
Marcello Semeraro
CENNI BIOGRAFICI
L’esistenza terrena di san Barsanufio di Gaza, monaco di origine egiziana, si colloca nel contesto geografico e spirituale del deserto della Palestina, ove egli visse in perfetta solitudine, facendo della propria esistenza terrena uno spazio abitato dal silenzio, nella lotta spirituale e nella preghiera, per la ricerca della pura contemplazione di Dio. “Fu nella sua cella – come scrisse di lui il santo monaco athonita Nicodemo Agiorita (1749-1809) – che raccolse e gustò il dolcissimo miele dell’esichia. S’impose una penitenza così rigorosa da trovare consolazione soltanto nelle lacrime… Poteva dimenticarsi di mangiare, di bere, di vestirsi poiché il suo nutrimento, la sua bevanda, la sua veste erano il Santo Spirito… Dopo avere purificato il cuore da tutte le passioni, fu ritenuto degno di divenire il tempio e l’abitazione del Santo Spirito… Oltre all’umiltà, gli fu concessa la più grande tra le virtù, il discernimento… Al discernimento si aggiunse il dono di vedere e scrutare le ragioni misteriose e spirituali degli esseri sensibili ed intellegibili. Poi ricevette il dono di conoscere le cose lontane come se fossero presenti, il dono di profezia, il dono di leggere nei cuori, di conoscere i pensieri…”.
Barsanufio, in effetti, non si sottrasse a quanti domandavano il suo consiglio. Egli fu certamente uomo di silenzio e di solitudine, al punto da indurre qualcuno persino a dubitare della sua esistenza: un dubbio che egli fugò in una forma evangelicamente simbolica, ossia lavando i piedi dei monaci (Cf. Lettera 125). La solitudine di Barsanufio, però, era gravida di un profondo desiderio di comunione. Egli non soltanto rispondeva ai suoi interlocutori, ma prendeva a cuore ogni loro problema, ansia, desiderio, fatica, impegno… Proprio da questa sua intensa opera di paternità e di direzione spirituale ebbero origine le sue Lettere, pubblicate per un totale di 850 insieme con quelle del suo compagno e discepolo Giovanni di Gaza, detto “il Profeta”.
Analogamente alla tradizione degli apoftegmi, anche queste lettere ci sono state trasmesse raggruppate a seconda dei destinatari. Quanto ad ampiezza, esse spaziano da testi alquanto brevi, ad altri più elaborati in risposta a diverse domande, a vere e proprie ampie lettere didattiche. Di queste ultime è autore specialmente Barsanufio. Egli, in ogni caso, non scriveva direttamente, bensì dettava le sue risposte e i suoi insegnamenti all’abate Seridos, il quale trascriveva con esattezza tutto ciò che ascoltava.
Da tutte le Lettere traspare, insieme con un’intensa spiritualità e una perfetta assimilazione della Scrittura, una sapiente pedagogia per la crescita dell’uomo interiore. Ciò che, però, risalta immediatamente agli occhi del lettore è la costante presenza dei testi biblici. Si potrebbe dire che le parole della Sacra Scrittura sono i fili d’oro con i quali Barsanufio intesse la sua tela. È stato detto al riguardo che Barsanufio quasi passeggia nel paradiso delle Scritture e raccoglie ogni volta i fiori e le erbe curative che possono confortare e guarire i suoi figli spirituali nelle diverse loro situazioni corporali e spirituali. Più a fondo della materiale quantità dei testi biblici, però, e ultima giustificazione della loro diffusa presenza c’è il primato assoluto della Parola di Dio nella vita di Barsanufio. C’è qui un punto determinante del suo magistero spirituale.
Dalle stesse Lettere è possibile desumere alcuni, benché scarni, elementi biografici. Fra questi, c’è l’origine egiziana di Barsanufio, avendo il copto come lingua madre (Cf. Lettera 55), e 1’avere un fratello, il quale viveva nel mondo ed era anziano egli stesso (Cf. Lettera 348). L’epistolario ci permette di conoscere pure alcuni aspetti molto personali della sua ascesi e della sua faticosa maturazione spirituale. Scrive, ad esempio: “Credetemi, fratelli, la vanagloria mi ha dominato… Durante la mia giovinezza sono stato violentemente tentato dal demone della lussuria e faticavo molto nella mia lotta contro tali pensieri. Io però, gli resistevo e non acconsentivo ad essi…” (Lettera 74.258). In qualche altra lettera egli rammenta pure di essere stato più volte ammalato, senza per questo, però, tralasciare il lavoro manuale. Tra i padri del deserto Barsanufio è indicato come il “grande Anziano”. La sua morte, avvenuta in tarda età, è normalmente collocata al 540.
Fra gli storici antichi, Evagrio lo Scolastico dedicò a Barsanufio un capitolo della sua “Storia Ecclesiastica”, scritta attorno al 593, ossia pochi decenni dopo la morte del santo asceta. La sua popolarità fu grande. L’immagine di san Barsanufio, come attestano Teodoro Studita e l’anonima prefazione del XV secolo alle opere spirituali dell’abate Doroteo, era riprodotta sulle nappe d’altare della “Grande Chiesa”, ossia di Santa Sofia in Costantinopoli, insieme con quella dei santi Antonio, Efrem e altri. La venerazione di san Barsanufio in Costantinopoli dopo il X secolo è peraltro attestata dalla presenza del suo nome in alcuni manoscritti liturgici, che indicano il 6 febbraio (19 febbraio, secondo il nostro calendario “gregoriano”) quale giorno per la sua festa.
Il “Martirologio Romano”, invece, assegna la commemorazione di san Barsanufio all’11 aprile e nell’ultima edizione tipica del 2001 gli riserba le seguenti espressioni: Apud Gazam in Palaestina, sancti Barsanuphii, anachoretae, qui, aegyptius genere, singulari contemplationis virtute praeditus fuit et integritate vitae eximius.
Nella medesima data dell’11 aprile anche la Chiesa di Oria ha sempre celebrato, sino ad epoca recente, la festività del Patrono della Città e dell’intera Diocesi.
Essa, difatti, si vanta, unica fra tutte, di conservare le reliquie di san Barsanufio. Vi furono trasportate nella metà del IX secolo, quand’era vescovo Teodosio, personalità di grande prestigio – che godette la stima dei papi Adriano III e Stefano V – e uomo notevole per dottrina, capacità di governo e santità della vita. Egli, secondo la tradizione oritana, le accolse e le collocò in una chiesa, edificata presso una delle antiche porte della Città, quae Hebraica nuncupatur.
Nell’originaria struttura è ancora oggi ben visibile un architrave monolitico recante l’epigrafe: + Theodosius episcopus corpus s(an)c(t)i Barsanofii condidit et dedicabit. Su quel sacello, poi, reimpiegando nelle murature alcuni frammenti dell’edificio teodosiano, fu eretta nel secolo XVI una chiesa, dalla fine del secolo XVIII denominata di san Francesco di Paola.
La presenza dei resti di san Barsanufio intanto, era caduta in oblio, non da ultimo per le vicissitudini storiche della Città, ripetutamente distrutta e riedificata. Furono ritrovati, come narrano le tradizioni locali, da un sacerdote oritano in seguito ad una visione nel 1170, all’epoca del vescovo Lupone. Trasferite nella Cattedrale, quelle reliquie vi sono amorevolmente conservate e devotamente venerate. La loro duplice traslazione è ancora oggi solennemente ricordata dalla Chiesa di Oria il giorno 30 agosto. Il 20 febbraio, invece, essa annualmente ricorda l’efficace patrocinio di san Barsanufio.

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