Premio Bel Canto "Rodolfo Celletti" a Mariella Devia

Nicola Andreace

36° Festival della Valle d'Itria, Palazzo Ducale, Martina Franca – 1 agosto 2010, ore 21.00. Musiche Fryderyk Chopin, Mariella Devia Soprano, Francesco Libetta pianoforte. Nell'ambito della 36a Edizione del Festival della Valle d'Itria, quest'anno è stato attribuito al soprano Mariella Devia il Premio Bel Canto "Rodolfo Celletti", istituito per la prima volta per omaggiare e ricordare una personalità poliedrica, che fu direttore artistico del Festival dal 1980 al 1993. Il premio consiste in un'opera a colori dell'artista Nicola Andreace, incisa su placca metallica d'argento.

In essa l’artista ha raffigurato in primo piano Rodolfo Celletti, dal cui volto sorridente traspare bonarietà ed intelligenza speculativa, disponibilità e spirito critico, quello spirito che gli ha permesso di dialogare con le culture, di fare incontrare popolo, civiltà, musica. Fanno da quinta al volto di Celletti vari elementi che sottolineano il suo lavori, i suoi interessi, la sua umanità. Evocano il suo ruolo di Direttore artistico a Martina il simbolo del Festival della valle d’Itria, il Palazzo Ducale, un particolare architettonico-decorativo barocco. La penna e la macchina da scrivere ricordano che Celletti è stato romanziere, saggista, critico, mentre immagini di Pavarotti, di una soprano, di un giovane, di un pianoforte, di un direttore d’orchestra e di esecutori di musica richiamano alla memoria il suo essere stato musicologo, critico musicale, maestro di canto, intellettuale. Completano la composizione un personaggio della nostra civiltà contadina, metafora dei valori umani e tradizionali delle nostre radici e un volatile, visualizzazione non solo di pace, ma anche della musica che vola alto e che, non conoscendo confini, accomuna e affratella tutti senza distinzione di razza, di religione e di censo. Realizzando effetti di luce e di ombra e riuscendo a graduare l’intensità del segno per rendere la profondità e la lontananza dei vari elementi assemblati, l’artista ha visualizzato il sapere di un uomo ben calato nella storia del Sud, e con l’immaginario, che è vita, ha raccontato in una costante riflessione il viaggio di uno studioso-ricercatore. Andreace ha accompagnato il suo lavoro con la seguente sintesi esplicativa: “La rivisitazione della vita di Rodolfo Celletti occupa la “scena” della composizione, evoca e registra la sua attività professionale, collega il suo “Io” con il tempo, lo spazio e la società”, proietta il controcanto dei suoi sentimenti, dei suoi valori umani, della sua esistenza vissuta con l’impegno della ricerca per migliorare la conoscenza e diffondere cultura”

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