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Riti pasquali: suggestione o realtà? Messaggio del Vescovo Vincenzo

Riti pasquali: suggestione o realtà? Non vi è suggestione, un fenomeno psicologico che si impone, ma realtà misterica, cioè velata ma vera e coinvolgente.

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DIOCESI DI ORIA

MESSAGGIO DEL VESCOVO VINCENZO PER LA PASQUA 2019

Riti pasquali: suggestione o realtà?

Nel dare notizia dei riti pasquali, i media normalmente riferiscono che sono molto suggestivi. Questo modo di esprimere il proprio stupore, forse solo umano e non già di fede, lascia intendere che l’elemento caratterizzante di ciò a cui si è preso parte sia, appunto, la suggestione. In realtà i cosiddetti “riti della settimana santa”, che hanno inizio con la commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, nella Domenica delle Palme, per protrarsi poi nel sacro Triduo pasquale, dalla Messa vespertina del Giovedì santo “In Coena Domini” sino alla grande Veglia pasquale, madre di tutte le veglie, non sono stati istituiti per creare suggestione in coloro che con fede vi prendono parte, ma per permettere una partecipazione sacramentale, e cioè attraverso segni efficaci, e reale all’evento della salvezza del genere umano realizzato una volta per tutte da Gesù Cristo nella Sua Passione, Morte e Resurrezione. In modo molto semplificato si potrebbe dire che la partecipazione al Triduo pasquale rende la persona che vi prende parte con fede contemporanea all’evento salvifico. Ecco perché non vi è suggestione, cioè un fenomeno psicologico che si impone, ma realtà misterica, cioè velata ma vera e coinvolgente. Solo chi vi partecipa con pura curiosità ma senza fede può trovare “suggestivi” questi strumenti di comunicazione della grazia salvifica.

Ora, in qual modo il fedele diviene contemporaneo alla salvezza che gli è stata donata? Proprio attraverso il suo inserimento sacramentale in ciò che Gesù ha scelto di soffrire per salvarci. Nella Domenica delle Palme, entrando con Gesù in Gerusalemme, il cristiano riconosce il suo Messia Salvatore che si presenta non con la forza del potere ma con semplice umiltà, cavalcando un asino e, con la folla di Gerusalemme, lo proclama “Figlio di Davide”.

Nella Messa del Giovedì santo, “In Coena Domini”, vivendo l’attualizzazione dell’ultima Cena di Gesù, durante la quale il nostro Redentore istituì il sacramento dell’amore, l’Eucarestia e il sacramento del servizio, l’ordine sacro, il discepolo diviene una cosa sola con il Signore, realizzando, per puro ed esclusivo dono del Padre, la sua originaria aspirazione a divenire come Dio (cfr. Gen 1), uno con Dio. Tale esclusiva condizione gli permette di condividere l’amore che riceve con il prossimo, realizzando quella fraternità fondata sulla figliolanza divina.

Il Venerdì santo, con la celebrazione della Passione del Signore Gesù Cristo, l’uomo sperimenta il frutto del peccato, originale e proprio: la morte del Giusto! Ma sperimenta anche l’infinito amore di Dio che sostituisce il condannato a morte per il proprio peccato, l’uomo, con il Suo Unico Figlio, Cristo Redentore, totalmente obbediente al Padre.

Nella Veglia pasquale, la celebrazione più importante di tutto l’anno liturgico, l’uomo scopre di essere divenuto figlio redento e introdotto nella vita senza fine, scopre di essere non più semplicemente morituro ma nascituro alla vita eterna, un risorto, non più destinato alla morte ma chiamato alla vita, quella senza fine.

E tutto ciò, si comprende bene, non è suggestione ma realtà!

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