Una vita che ha sapore di Vangelo

Oria | Estratto da: Memoria – Quaderno Pastorale della Diocesi di Oria
 
Memoria – Quaderno Pastorale della Diocesi di Ori

S. E. Mons. Michele Castoro – Vescovo della Diocesi di Oria


 

Com’è noto, quest’anno il nostro impegno pastorale sarà rivolto alla catechesi, con una attenzione particolare alla catechesi con gli adulti, le famiglie, i giovani. Non si tratta certo di una novità, ma forse proprio perché si tratta di un’attività nella quale da sempre siamo tutti impegnati, occorre distanziarsi un po’ da ciò che facciamo per rileggerne il senso globale e tornare a sentire l’anelito di novità che emerge dai tanti bisogni della realtà quotidiana.

 

"Vi trasmetto anzitutto ciò che anch’io ho ricevuto…" (1 Cor 15,3). L’espressione dell’Apostolo ci ricorda che non si riceve se non per trasmettere, per riproporre, e si trasmette solo alla luce di una autentica esperienza personale di vita e di fede nel Signore. Se continuassimo a leggere il capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi, infatti, vedremmo come Paolo sente il bisogno di raccontare insieme alla morte e resurrezione di Gesù anche la propria storia, la propria vocazione e la propria fede (vv. 8-10).
Ma c’è una tradizione comune che ci precede, e costituisce la base della nostra azione catechistica, alla quale dobbiamo riferirci sempre, e di questa tradizione la sorgente inesauribile è la Parola di Dio. Quanto abbiamo detto e fatto in questo ultimo anno, cercando di recuperare il primato della Parola di Dio nella vita della nostra comunità ecclesiale, ora andrà con più precisione applicato alla catechesi, che ne è quasi il naturale sviluppo. Del resto la Scrittura, sempre uguale nella sua divina bellezza, è anche capace di crescere con chi la legge, come dicevano i Padri. Essa sa diventare nuova quando viene a contatto con la novità della vita di una persona.
E se l’annuncio paolino ha il vigore e la bellezza che tutti conosciamo non è forse anche perché la fede ricevuta dalla comunità è passata nel prisma di una così ricca vicenda personale di vita? La vita di Gesù, le sue parole, la sua Pasqua, risplendono nel loro vero significato solo quando si inseriscono nella trama della nostra vita.
Noi ritroveremo slancio nella catechesi con gli adulti non tanto per un rinnovamento di conoscenze o di metodologie, ma perché in questo annuncio ci coinvolgeremo personalmente, come donne e uomini la cui vita è impastata di Cristo, la cui mentalità e il cui pensiero non sono più gli stessi da quando hanno ricevuto l’annuncio della fede, i cui giorni hanno ormai per sempre il sapore del vangelo. La catechesi è azione personalissima, nella quale ci si coinvolge con tutto se stessi, e si entra con l’intero spessore di vita e di storia che ognuno di noi ha, anzi è. "Prima sono i catechisti e poi i catechismi" ricordava il Documento Base. E’ vero: prima di ogni altra cosa ci siamo noi, la nostra vita, la nostra fede, il nostro personalissimo legame con Gesù Cristo che, se vero, diventa dono, parola, incontro con gli altri. La catechesi è testimonianza, non trasmissione di saperi religiosi. Sì, prima dei catechismi, e potremmo dire della stessa catechesi, ci sono i catechisti, ci siamo noi, con la nostra fede e le nostre storie di vita.
Ma potremo raccontare la nostra storia personale senza dire che essa è figlia di altre storie? Potremo parlare della nostra fede personale senza testimoniare che essa è nata dalla fede dei nostri padri, delle nostre madri, dei nostri maestri? Noi non saremmo arrivati a credere senza la comunità, senza che altre persone, nate prima di noi, avessero deciso di raccontarci la loro storia e la loro fede. Come Paolo, che non avrebbe potuto trasmettere nulla se nulla avesse ricevuto.

 

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